La casa porta il mio nome: quando smetti di funzionare e inizi ad abitarti

Ci sono momenti nella vita in cui continuiamo a fare tutto “come si deve”, ma dentro qualcosa si incrina.

Funzioniamo, rispondiamo, portiamo avanti responsabilità e ruoli… ma sentiamo che non stiamo davvero vivendo.

È da questa crepa silenziosa che nasce La casa porta il mio nome, un libro che accompagna il lettore in un viaggio simbolico attraverso le stanze interiori, quei luoghi emotivi che spesso evitiamo per paura, fretta o abitudine.

Quando il fare prende il posto del sentire

Molte persone che arrivano in studio raccontano una sensazione simile:

“Non sto male, ma non sto bene.”

“Hanno tutti bisogno di me, ma io non so più cosa mi serve.”

Nel libro, Marta – la protagonista – incarna questa esperienza. È una donna competente, impegnata, affidabile. Ha imparato a funzionare molto bene, ma ha smesso, senza accorgersene, di abitarsi.

Il suo viaggio inizia quando non riesce più a fingere di stare bene e si ritrova in un luogo simbolico: una casa fatta di stanze emotive, ognuna dedicata a un vissuto spesso messo a tacere.

Le stanze interiori: emozioni da ascoltare, non da eliminare

Ansia, vergogna, rabbia, controllo, paura, tristezza, desiderio, tenerezza, perdono, gratitudine, speranza.

Nel libro, queste emozioni non vengono curate né corrette, ma ascoltate.

Ogni stanza rappresenta un passaggio emotivo, un incontro con una parte di sé che chiede spazio. Il messaggio centrale è semplice ma profondo:

non dobbiamo eliminare le emozioni per stare meglio, ma imparare a convivere con esse in modo più consapevole.

Un libro di psicologia narrativa, ma anche uno spazio di esperienza

La casa porta il mio nome non è un manuale tecnico né un romanzo tradizionale.

È un libro di psicologia narrativa e self help emotivo, pensato per essere letto lentamente, sentito, abitato.

Alla fine di ogni capitolo, il lettore trova un rimando a un esercizio emotivo, raccolto in appendice. Non esercizi da “fare bene”, ma inviti gentili a fermarsi, ascoltare, riflettere.

È un libro adatto a chi:

  • si sente spesso stanco senza sapere perché
  • ha imparato a essere forte, ma ha dimenticato la tenerezza
  • desidera una relazione più autentica con sé stesso
  • cerca una psicologia umana, accessibile, non giudicante

Perché questo libro

Questo libro nasce dall’incontro con molte storie e molte “Marta”, incontrate nel mio lavoro di psicoterapeuta, ma anche da un’esperienza personale: quella di chi conosce il valore della cura, del tempo e dell’ascolto profondo.

È un invito gentile a smettere di funzionare e iniziare, finalmente, ad abitarsi.

📘 La casa porta il mio nome – Un viaggio attraverso le stanze interiori

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